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Montagnaterapia, La talpa

L’attività di “Montagnaterapia” è iniziata nel 2001, quando ancora noi non conoscevamo questa attività e neppure la “parola” utilizzata.
Tutto questo risulta anche dalla pubblicazione del Centro Socio Terapico di Perosa Argentina, “La Talpa”, di cui pubblichiamo alcuni articoli interessanti risalenti al 2007 e 2008.
Purtroppo molte persone non ci sono più, ma resta l’attività, grazie al lavoro dei volontari del CAI e delle educatrici e educatori del CST.
Sono anche disponibili (in fondo) tre numeri di “La Talpa”, da poter leggere oppure scaricare.


L’urlo della talpa
di Lî Derboun
da La Talpa, Anno 0 – n. 0 febbraio 2007, L’eco del CST di Perosa Argentina

Con questo giornale ci faremo sentire. Sarà il ruggito del derboun.
Che in patouà vuol dire talpa e noi, come le talpe, un po’ lo siamo.
Viviamo appartati, per lo più lontano dagli occhi della gente.
Adesso però usciamo allo scoperto. Ci raccontiamo. E se ci riusciamo, raccontiamo un po’ del mondo come lo viviamo noi.
Che poi è lo stesso dove abitano tutti, ma visto coi nostri occhi.
E vogliamo che questo sia un giornale. Un giornale che non è propaganda al servizio che ci ospita.
Non è celebrazione degli educatori – anche se molto del nostro mondo passa per le attività che svolgiamo qui con loro – e nemmeno è un modo per dire quanto siamo bravi e sfortunati.
Non è verità di fede né voce di un’istituzione. È voglia di testimoniare.
Ci prendiamo un po’ in giro, come nell’intervista sul lavoro all’esterno della struttura, a pag. 2; vi mostriamo ciò che facciamo ogni giorno (come il teatro, a pag. 4); scriviamo le nostre esperienze lavorative e non manca nemmeno il punto di vista di chi, fra noi, non è utente ma volontario. Raccontiamo le nostre vittorie ma anche le nostre paure, come nel pezzo sulla neve di apertura, che forse è il manifesto di questa nuova pubblicazione.
Non tutti gli articoli sono scritti di proprio pugno dagli autori. Ma tutte le persone che firmano sono rappresentate dal pezzo. Per superare le nostre difficoltà – piccole e grandi – nell’atto dello scrivere, abbiamo sperimentato anche un genere giornalistico nuovo: una specie di scrittura di gruppo, come per il pezzo sul “dopo di noi” e sulle badanti.
L’importante è che le idee, quelle sì, siano le nostre. Mai come in quell’articolo (forse un po’ surreale nel risultato) parliamo davvero di noi.
“Lou derbun” migliorerà. Forse abbandoneremo qualcuna delle strade tentate.
Di sicuro ne tenteremo di nuove.
Buona lettura.


Sciare con la carrozzina
Quando il freno non è il corpo, ma la paura – «Per me è meglio vivere nella fantasia o nella realtà?»
di Luca Bianciotto
da La Talpa, Anno 0 – n. 0 febbraio 2007, L’eco del CST di Perosa Argentina

È giusto che mi presenti: mi chiamo Luca e frequento un “Centro” per ragazzi disabili, come utente; e sì, perché la mia malattia mi impedisce l’uso delle braccia e delle gambe, per questo motivo posso spostarmi solo con l’uso di una carrozzina che delle persone devono spingere, ma non per questo mi arrendo.
Ho sempre volontà e voglia di fare, perché anche se il mio corpo non può fare le cose, la mia mente sì. Così viaggio con la fantasia, immaginando quello che mi piacerebbe fare ma che non posso.
Così passano gli anni e cambiano le stagioni. Ora siamo in autunno, una stagione che per me significa molto. Arrivano i primi freddi, le piogge e per me i giorni in cui poter uscire anche solo per una passeggiata saranno sempre di meno. Poi l’inverno, il gelo, la neve.
Già, la neve. Questa cosa bianca, bella, pure divertente. Per chi non ha problemi. Per me invece anche se mi piace vederla dai vetri della finestra quando scende dal cielo, in realtà mi crea non poche ansie
quando devo uscire di casa per una qualunque cosa.
Andare con i miei genitori a fare la spesa, uscire per andare al “centro” e pensare di salire sul pulmino che può slittare, come è successo una volta mentre andavamo a prendere una mia compagna per una strada ripida. Mi sono molto spaventato nel pensare che se il mezzo sbanda non ho possibilità di tenermi o di scendere, che devo sempre fidarmi di chi mi accompagna anche se di queste persone non sempre ho fiducia.
Vorrei, vorrei, vorrei, ma la paura mi blocca e non riesco a vincerla, tanto che quando nevica o le strade sono particolarmente ghiacciate preferisco rinunciare a uscire da casa.
Ora al Centro viene un signore che ha pensato di provare a portare qualche ragazzo con la carrozzina a sciare.
In che modo? Io sarei disposto a provare perché ho sempre la volontà di mettermi in gioco, ma riuscirò a vincere la mia paura?
E la mia malattia me lo consente? Vorrei provare ma se poi sarà un’altra delusione? Per me è meglio vivere nella fantasia o nella realtà?


Riflessioni di un volontario: «I miei primi cinque anni»
Io, Livio e la “Pattuglia acrobatica”

Un percorso a tappe iniziato per caso e finito sulle “Ciaspole”
di Franco Polastro
da La Talpa, Anno 0, numero 0 – febbraio 2007, L’eco del CST di Perosa Argentina

La mia esperienza di volontario al C.S.T. di Perosa è un percorso da raccontare a tappe.
La scoperta del Centro
Tutto è iniziato nell’aprile del 2001, a Grandubbione, ad una gita dell’UNI3. Partecipavano anche alcuni ospiti del Centro con i loro assistenti. Abbiamo camminato, chiacchierato, pranzato al sacco, ci siamo divertiti; e socializzando con loro mi sono reso conto dell’esistenza di un “centro”, di una “esperienza”, di una “realtà” che fino a quel momento mi era sconosciuta.
Eppure io sono nato a Perosa, ho sempre abitato a Perosa e la mia casa dista non più di trecento metri dal centro.
Proposta di collaborazione
Poco tempo dopo sono stato convocato da Anna, che nell’ambito dei progetti, mi ha fatto la proposta di un impegno settimanale. Si trattava di dare la disponibilità a passare una mattinata con Livio, portandolo a passeggio dalle nove alle dodici.
Visto che ero già in pensione e che i miei impegni di amministratore comunale erano molto diminuiti, accettai molto volentieri ed ebbe inizio l’esperienza.
Uscite settimanali con Livio
Devo dire che fu un inizio molto sportivo. Lunghe camminate per le borgate di Perosa: le conoscevamo già a memoria. Visita a tutti i miei e ai suoi amici e parenti; tutte le scuse erano buone per darci una meta.
Poi in nostra salvezza arrivò l’autorizzazione che potevo usare la mia macchina per gli spostamenti. A quel punto abbiamo scoperto che camminare sì è bello però con la macchina potevamo raggiungere posti nuovi, amici nuovi, parenti che prima non potevamo andare a trovare. Poi, volete mettere, quando fa caldo andiamo in montagna e quando fa freddo andiamo in pianura.
La “pattuglia acrobatica”
Proseguendo l’esperienza e visto che l’appetito vien mangiando, con Barbara, Stefano e altri operatori si è pensato che si sarebbe potuto uscire con un gruppetto e si sono fatte alcune esperienze con Carlo, Luca, Denise, il solito Livio, Dario, Stefano junior e altri.
L’attività ha dato buoni risultati con uscite di un certo livello: vedi la due giorni a Thures da Mattia. Occorre dire che ciò è stato possibile perché il parco volontari si è arricchito di un elemento molto valido che si chiama Riccardo. Lui è un vero alpinista ed esperto di montagna.
Con le ciaspole
E durante l’inverno cosa facciamo? Non possiamo poltrire per mesi o andare tutte le settimane al mercato a Pinerolo. Un bel giorno ci siamo forniti di ciaspole e piano piano abbiamo iniziato a muovere i primi passi. Le prime volte, per impratichirsi, su percorsi molto brevi e pianeggianti, e poi … da Indritti (Prali) fino a Sapatlé che è un percorso di tutto riguardo.
Quando c’è neve da battere, in testa resistono solo Riccardo e Carlo e gli altri come me, Luca, Denise ecc. vengono dopo; quando la neve è già pestata si fatica molto meno.
Occorre dire che la montagna con la neve ha un fascino particolare e assume aspetti particolarmente belli. L’unico lato negativo delle camminate sulla neve è il numero ristretto di quelli che possono partecipare.
Fase attuale: campagna di reclutamento
Sperando nella neve, sono in fase di progettazione attrezzature per dare la possibilità ad un numero maggiore di persone di potersi divertire sulla neve. Visto che l’esito di tali esperimenti non è scontato speriamo proprio che il tutto si trasformi in rose perché prima o poi f …
E se invece si trasformassero in cachi, prenderemo i provvedimenti necessari!


In carrozzina a Pian dell’Alpe
da La Talpa, anno 1, numero 1, agosto 2008, L’eco del CST di Perosa Argentina

Prosegue l’esperienza delle camminate in montagna. Vi ricordate il numero precedente de La Talpa dove Luca B. esprimeva il desiderio di sciare con la carrozzina?
Ebbene grazie ad un meccanismo brevettato dal nostro volontario Polastro siamo riusciti a portare L. sulla neve.
Indescrivibile la sua emozione. Il gruppo si sta allargando e con cadenza mensile incontriamo gli amici del CIAO di Torre Pellice e l’anno scorso grazie ad un contributo del Parco Orsiera Rocciavré siamo riusciti ad inaugurare il campeggio a Pian dell’Alpe con un bel pranzo con i ragazzi dei Centri di Giaveno, Pinerolo, Torre Pellice e Perosa, per un totale di più di 40 persone.
Il Comune di Usseaux ha progettato un anello a Pian Dell’Alpe per rendere fruibile la natura, i fiori e gli odori, anche alle persone in carrozzina, grazie alla spinta del nostro gruppo.

La Talpa, anno 0, numero 0, febbraio 2007, L’eco del CST di Perosa Argentina

La Talpa, anno 1, numero 1, agosto 2008, L’eco del CST di Perosa Argentina

La Talpa, anno 1, numero 2, agosto 2009, L’eco del CST di Perosa Argentina

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